L’anno si apre con nuovi muri

Posted on Leave a comment

150628100138-donald-trump-mexico-immigration-wall-intv-tapper-sotu-00013814-full-169

La campagna elettorale di Trump per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti si aggiunge di un altro “gioiello” della comunicazione: la possibile costruzione di un nuovo muro tra USA e Messico.

Della questione confine tra America e Messico si tratta ormai da decenni. Molte le riflessioni e le contraddizioni sul tema che oggi, nella nuova prospettiva delle grandi migrazioni, diventano sempre più attuali, sempre più significative.

Già storicamente la divisione nazionale e politica di un luogo attraverso un muro ha trovato l’attributo di “vergogna”. Così è stato chiamato il muro di Berlino e così, ma più sommessamente è stato definito il muro che divide palestinesi dai coloni israeliani. Ancora muri separano le coree, e altri, come abbiamo scritto si costruiscono.

L’intervento dei muri sullo spazio modifica i luoghi, la loro percezione e la loro fruibilità in un modo che chiama direttamente in causa l’architettura e l’arte che si interessa di spazio condiviso, e pubblico.

I muri possono essere una forma di Architettura della Vergogna contemporanea? E in che modo oggi possiamo affrontarne la trattazione senza cadere in qualunquismi e capire meglio perché questo segno di divisione è in qualche modo un simbolo del nostro tempo?

Cos’è per l’architettura contemporanea un muro? Come lo strumento della comunicazione non verbale, e quello della riflessione sociale, antropologica, politologa o filosofica può aiutarci a capire meglio chi siamo oggi da quello che stiamo costruendo?

Di seguito due esempi diversi di considerazione di questo tema, che siamo sicuri, ci porterà a riparlarne presto (purtroppo non come vorremmo).

Una valutazione interessante sui costi della costruzione di un muro e su chi poi li debba sostenere, sulle tipologie e sulle variabili di questi interventi. L’argomento viene affrontato con precisione americana, riportando dati e considerazioni statistiche molto interessanti. Il tutto a partire dalle considerazioni di Trump.

http://www.cnbc.com/2015/10/09/this-is-what-trumps-border-wall-could-cost-us.html

 

 

9cvoe3yz9p064bw0

Il secondo link ci porta a considerare un architetto che ha fatto del tema del confine tra America e Messico un grande tema, pieno di riflessioni potenti, azioni e considerazioni non verbali. Questo architetto si chiama Teddy Cruz ed è uno dei più interessanti personaggi internazionali in grado di insegnare come l’architettura può essere critica e capace di dire di più delle parole quando queste possono essere usate strumentalmente.

http://www.california-architects.com/en/estudio/

https://www.canopycanopycanopy.com/contents/learning_from_tijuana

http://blog.ted.com/architect-teddy-cruz-shares-5-projects/

Buon approfondimento.

 

Architecture of Shame al OnetoOne Pedagogies: Studio Roma, Istituto Svizzero

Posted on Leave a comment

Il prossimo 11 Dicembre AoS farà parte di un ciclo di incontri e conferenze promosso dal Dipartimento d’Architettura dell’Università Roma Tre.

AoS si confronterà con altre realtà in Italia che stanno pensando ed agendo sulla città in maniera critica, coniugando arte, architettura e pratiche sociali.

Vi aspettiamo!!!

locandina

 

 

 

 

 

locandina

LocandinaRoma

11_12 dicembre_Comunicato stampa

I muri dei confini nazionali: architettura della vergogna del nostro tempo?

Posted on Leave a comment

Muro Ungheria

 

Dal muro di Berlino fino alle barriere di filo spinato Ungheresi, i muri che separano la gente sulla base del passaporto sono un fatto della nostra cultura.

Lasciando da una parte le povertà e le guerre e dall’altra parte il “benessere” e la tranquillità sono forme dello spazio abitato con una precisa connotazione morale, esito di una visione politica e sociale d’oggi.

Possono essere definite “Architettura della vergogna”? Ed in che modo contrastano con i nostri valori? Su quale punto possiamo dire che si rompe il legame tra decisioni sullo spazio e solidarietà sociale? Dove il legame con i principi alla base nelle relazioni tra gli uomini? Quali sono questi limiti?

Di seguito alcuni approfondimenti sul tema degli osservatori internazionali

Una panoramica sui fatti dal NY Times

L’ungheria alle Nazioni Unite 

Nazioni Unite la difesa dell’Ungheria

Nazioni Unite i disappunti della comunità internazionale sul caso

What About relationships between Architecture and Shame?

Posted on 1 Comment

Di quante architetture, quartieri, città intere oggi ci vergogniamo o dovremmo vergognarci?

Quante di queste occasioni d’imbarazzo, al limite tra l’intimo ed il collettivo, domani potrebbero essere riconosciute Patrimonio dell’Umanità?

Quali, al contrario, segnano il limite, cangiante, tra giusto e disonorevole, tra organizzazione virtuosa o imposizione colpevole dello spazio collettivo.

Il legame tra architetture e sentimento della vergogna apre una discussione su molti aspetti della cultura contemporanea in grado di raccontare le complesse relazioni tra le comunità e lo spazio che vivono, sia quando lo definiscono sia quando lo subiscono.Una discussione che crediamo abbia la forza di problematizzare convinzioni e dinamiche che oggi come ieri “producono gli spazi” e la simbolicità della vita quotidiana.

 

La città di Matera è testimone rara, forse unica, della relazione tra architettura e vergogna, ed in particolare della possibilità che questa associazione tra un soggetto tangibile ed una qualità emotiva e socialmente definita, possa cambiare nel tempo.

Essendo stata prima “Vergogna d’Italia” e poi Patrimonio Unesco, fino a diventare Capitale Europea della Cultura, Matera è un esempio “virtuoso” perché dimostra come le qualità associate alle città o a parti di esse, spesso imposte dall’alto, sono relative ad un periodo storico/culturale preciso e di questo ne svelano i gusti, le intenzioni politiche, le condizioni sociali ed il senso di appartenenza della gente ad i luoghi che abita.

Affrontare il tema oggi, partendo da Matera, ha il senso di rimettere sul tavolo queste discussioni e capire meglio il mondo che stiamo vivendo, cosa forse sottovalutiamo, cosa potremmo migliorare e di cosa vale ancora la pena di vergognarsi nelle nostre città.